Juris Mind audio lezioni diritto - Il Diritto di Proprietà fra Costituzione, Codice Civile e Miopia di Politica Economica.

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CasaIl più importante fra i diritti reali, come tutti sappiamo, è il diritto di proprietà, che secondo l’art. 832 del codice civile si concrettizza nel diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico.

Anche la Costituzione, all’art. 42, secondo comma, stabilisce che la proprietà privata è un diritto riconosciuto (quasi fosse un diritto innato) dalla legge…ecc, ecc.

Vi sono dei limiti: nell’interesse pubblico (quali la possibilità di espropriare per un fine di interesse generale), così come nell’interesse privato: penso al divieto di atti di emulazione, atti che cioè il proprietario compirebbe (ipotesi di scuola?) al solo fine di recare danno al vicino…mah, a proposito…non saprei che pensare…oggi come oggi, chi spende soldi per costruire un muro (abusivo) al solo fine di togliere la vista al vicino ? (Esempio comune alla varia manualistica).

Comunque, siccome mi piacciono gli intrecci, partirei proprio da questi classici “proclami” normativi per evidenziare come il nostro Ordinamento, (se così vogliamo qua chiamare le Istituzioni di Governo economico), soprattutto, negli ultimi 10/12 anni non sia stato in grado di assicurare ed attuare quella funzione sociale che la proprietà privata (in particolare immobilIare – leggasi casa di abitazione) è chiamata ad attuare, secondo la mission attribuitale dalla Costituzione.

Sarebbe interessante capire oggi, con sufficiente esattezza, quante “famiglie” (concetto questo che per il diritto si sta sempre di più allargando) hanno la proprietà della casa di abitazione. Forse, poche o troppo poche, rispetto al parco immobiliare invenduto. La speculazione edilizia, voluta e tollerata a livello mondiale (non è quindi solo un peccato nostrano) di fatto ha bruciato un potenziale di crescita economica (con relativo potere di acquisto) che poteva, tranquillamente, essere spalmato su 20 anni, almeno. Una crescita governata ed equilibrata…che non è stata. Il miraggio: l’edilizia, col suo “classico” effetto trainante, avrebbe dovuto fungere, ancora una volta, da volano per il resto dell’economia (le case vanno riempite di mobili, elettrodomestici, ecc. ecc.). In realtà le cose sono andate diversamente: i prezzi al metro quadro sono lievitati enormemente spezzando sul nascere il potere di acquisto delle famiglie le quali indebitatesi, sono entrate in difficoltà progressiva e con esse, per tutta una serie di ulteriori motivi, anche il sistema creditizio, che ha stretto i cordoni della borsa a sua volta. Diverse imprese edili di costruzioni, anche di dimensioni importanti sono entrate in crisi fallendo, e lasciando, anche, in generale molti immobili vuoti.

Che volete….quei principi che stanno lassù (metaforicamente) all’inizio di questo breve scritto, si trovano, purtroppo, mi pare, ancora una volta traditi, in questo “villaggio” dell’ego economico (sia giuridico che sociale…), in una società, fra l’altro, indebitata nei conti pubblici che tenta a livello fiscale, di far pagare le imposte (anzi già lo fa in modo pesante con l’IMU), proprio su quel bene (l’abitazione propria) che invece dovrebbe tutelare e favorire.

Mauro Franchi

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